PROFESSIONISTI SEMPRE PIÙ STUDI LAVORANO VIA INTERNET
Per essere light la parcella naviga online
Si pagano 50 euro per il progetto di una stanza, 90 per un contratto legale e 600 per la contabilità di una pmi. Senza mai incontrare nessuno

Le «botteghe legali» con vetrina sulla strada e tariffe ridotte sono state (a fatica) metabolizzate. Così come gli ambulatori medico-dentistici che permettono di risparmiare anche il 50% rispetto a uno studio tradizionale. Ora l’ onda dei professionisti low cost sta montando sul web. Proprio mentre si discute di una controriforma delle professioni e gli ordini chiedono la reintroduzione delle tariffe minime o di riferimento, trovando sponda nel ministro Guardasigilli Angelino Alfano.

I più attivi sono i giovani architetti, che si sono inventati la formula del «servizio di progettazione online». Il cliente invia mappe catastali e foto degli ambienti da ristrutturare e nel giro di un paio di settimane riceve il progetto di riqualificazione accompagnato, su richiesta, da indicazioni sui materiali e sugli elementi di arredo. «Per ora lavoriamo solo tramite internet. Senza una sede fisica, quindi praticamente senza spese», spiega Valeria Bongini, architetto milanese che con cinque socie (tutte ragazze intorno ai 30 anni) ha fondato Interior relooking, studio di architettura di interni low cost che è diventato un caso: in poco più di dieci mesi di vita ha registrato 25 mila visite e i progetti realizzati dal team al femminile sono già 230 in tutta Italia.

Tra questi lo studio dei layout di una catena commerciale e il relooking delle vetrine di alcuni negozi milanesi. «Offriamo quattro livelli di servizio, fino a quello chiavi in mano, in cui curiamo anche la parte burocratica e la direzione dei lavori», dice Bongini. «Ma a garantirci il successo è stata l’ offerta basic. Al costo di 50 euro per ogni stanza (100 euro per negozi e uffici fino a 150 metri quadri) inviamo al committente un project book con una proposta di rinnovamento e suggerimenti su colori, materiali, arredamento, piccole demolizioni». La filosofia è la stessa su cui si fondano il progetto My personal architect del laboratorio di architettura e interior design Cafelab, l’ offerta low cost di Gk architetti e l’ intero modello di business dello studio Arredy: garantire soluzioni personalizzate a un costo chiaro fin dall’ inizio e contenuto grazie all’ ottimizzazione del processo e all’ utilizzo del web come canale di comunicazione principale con il cliente.

Per esempio Arredy, nato lo scorso anno e aderente all’ associazione di categoria Assolowcost, fa pubblicità solo su internet, comunica con i clienti via mail e si concentra esclusivamente sull’arredamento di interni in modo da massimizzare le economie di scala. Per accelerare i tempi, le planimetrie vengono realizzate con un software di disegno personalizzato con librerie virtuali che raccolgono le immagini dall’ alto degli elementi più utilizzati (pezzi made in Italy o low cost targato Ikea e Kartell). «La nostra offerta ha suscitato l’ interesse delle agenzie immobiliari, che con questo servizio danno più controvalore alla propria provvigione spendendo solo 50 euro», sostiene il cofondatore di Arredy, Gianluca Baroni . Il milanese LowCost-Architetti è invece uno studio reale, anche se con spazi ridotti all’osso. Paola Lorenzoni, Eduardo Grimaldi, Pietro Orecchioni e Aline de Andrade, che l’hanno fondato, puntano però molto sul sito (lc-architetti.com) per comunicare la propria offerta e l’idea che la ispira. «Vogliamo cambiare la percezione dell’ architettura: da lusso a servizio alla portata di tutti», chiarisce Lorenzoni. «Per un bilocale a Milano chiediamo circa 400 euro al metro quadro, tutto compreso. Come? Contenendo le spese di affitto (ci basta una stanza all’ interno di uno studio più grande). E lavorando con imprese che ci fanno buoni prezzi mentre invitiamo il committente ad acquistare direttamente i materiali, su nostra indicazione». I clienti sono per la maggior parte giovani coppie, ma non mancano professionisti e piccole società.

Questi ultimi rappresentano invece il primo target di un’altra categoria professionale che ha trovato in internet un interessante canale di business: i commercialisti.

Attraverso il portale lowcostaccounting.it, lo studio milanese Pellitta (quattro soci) offre per esempio alle persone fisiche un anno di tenuta della contabilità a 600 euro più Iva. Requisito essenziale è che le fatture dell’ intero periodo non superino quota cento: un servizio industrializzato non può prescindere dalla standardizzazione e dalla presenza di precisi paletti d’accesso. Ecco allora che le srl, snc e sas (che pagano di più) sono le benvenute, ma solo se hanno ricavi inferiori ai 100 mila euro e un amministratore che abbia confidenza con il web e la posta elettronica: «Dopo aver lavorato i documenti contabili che il cliente ci ha inviato per posta, infatti, noi pubblichiamo i registri Iva, i bilanci e le dichiarazioni fiscali sulla sua pagina personale all’interno del sito. Per altre comunicazioni, inviamo una email», racconta il titolare Alessio Pellitta . «Ai nuovi clienti offriamo l’ apertura gratuita della partita Iva e una consulenza iniziale. Poi il servizio comprende la consegna di un fascicolo con nozioni di base e domande frequenti e l’invio di circolari periodiche sulle novità fiscali e previdenziali». E se per una grana imprevista c’è bisogno di un consiglio ad hoc? «Facciamo anche attività di studio tradizionale, e agli utenti del servizio low cost cerchiamo di garantire tariffe agevolate».

Antesignano di questo modello, seguito anche da contipronti.it, miocommercialista.net e commercialistaonline, è il sito 101professionisti.it, lanciato ormai dieci anni fa dall’ avvocato leccese Massimo Lazzari : «Seguiamo circa 2 mila clienti all’ anno. Io continuo a fare consulenze nel mio studio legale, ma ormai il 90% del lavoro è online», afferma Lazzari. Il core business è la consulenza legale a distanza (la redazione di un contratto parte dai 90 euro, Iva esclusa, mentre per la registrazione di un marchio comunitario si spendono 590 euro più Iva e tasse) ma non manca la possibilità di ingaggiare un commercialista per servizi una tantum o per la tenuta di tutta la contabilità. Anche i professionisti italiani cominciano poi a sondare il terreno dei portali di crowdsourcing, in pratica luoghi di incontro tra freelance e aziende che vogliono esternalizzare parte del lavoro. Alcuni traduttori, grafici e informatici di casa nostra si sono registrati su siti Usa come Elance, oDesk e Freelancer e sul tedesco Twago (Teamwork across global offices), dall’ anno scorso anche in versione italiana.

Ma lo scorso anno sono nate anche piattaforme made in Italy. Come Takeacoder: ispirato allo statunitense RentACoder, ha già oltre 30 mila freelance registrati ed è in lingua inglese, ma a lanciarlo è stato l’incubatore d’ impresa trevigiano H-Farm (nel cui portfolio c’ è anche Zooppa, il portale di user generated advertising che offre progetti di lavoro a copy, grafici e videomaker). Online da pochi mesi, invece, neOLancer, il primo marketplace totalmente italiano.

Chiara Brusini